Torino si veste di giallo: operatori sociali in piazza

Ieri – 9 febbario – Torino è stata attraversata da un lungo corteo con più di mille persone. Ma gli operatori del sociali non erano soli, con loro hanno percorso le vie del centro gli utenti di diverse comunità e i loro famigliari.
C’erano i lavoratori della coop. Il Gabbiano di Alessandria senza stipendio da Dicembre che sopravvivono grazie all’aiuto di parenti e famigliari come commenta una di loro: “ E’ svilente tornare a dipendere da tua madre quando hai 33 anni!”.
“Non ci resta che continuare a lottare” aggiunge Sandra mentre regge lo striscione di stoffa gialla con sopra scritto il nome della loro cooperativa, “Abbiamo in programma una manifestazione mercoledì 13 febbraio con partenza alle ore 9.00 dalla sede del CISSICA, committente di molti servizi a Alessandria, per arrivare davanti al Comune ” e conclude dicendo che non si fermeranno fino a quando la situazione non si smuoverà. Nonostante ciò Il Gabbiano, nelle parole dei suoi dipendenti, è una cooperativa che funziona e che fa di tutto per garantire continuità lavorativa e stipendi. Questa è una condizione riconosciuta anche da Rocco degli Operatori Sociali Non Dormienti, che sottolinea il fatto che “spesso le cooperative agiscono correttamente applicando il contratto nazionale e cercando di garantire i servizi avuti in appalto. Bisogna chiedere conto agli Enti della drammatica situazione in cui sono ridotti i servizi sociali”.09022013029

La complessa questione delle cooperative sociali la conosciamo bene anche in Lombardia. Servizi alla persona che vengono costantemente tagliati creando così un pericolosissimo circolo vizioso che vede da un lato operatori sfruttati, malpagati e costretti a un carico lavorativo sempre più ingente, (basti pensare che solo fino a qualche anno fa in alcune scuole a Monza, sedi dei progetti Polo, il rapporto numerico era di 4 educatori su un massimo di 6 bambini, oggi il rapporto è di un educatore su 2 bambini), e dall’altro il conseguente aumento del disagio sociale dovuto alla carenza di servizi e alla situazione generale dell’aumento dell’indigenza collettiva.

Ma la questione, lo sappiamo va posta altrove, trascende i territori e deve arrivare ad un livello di conflittualità nazionale. Lo ribadisce con noi Roberto anche lui del coordinamento Operatori Sociali Non Dormienti, da anni attivo sul territorio torinese, in rete con altri collettivi nati all’interno delle cooperative come Valdocco, Incontro e Il muretto.

Abbiamo chiesto a Roberto una riflessione in merito all’urgenza che avvertiamo di individuare alcuni obiettivi comuni che facciano da collante per le diverse mobilitazioni che hanno attraversato l’Italia in quest’ultimo anno e mezzo ma che siano sopratutto obiettivi praticabili per bloccare la tendenza che vuole la morte del welfare.

I tempi secondo noi sono maturi per fare il punto e rilanciare.

Nell’ultimo periodo abbiamo infatti assistito a numerose manifestazioni, presidi e scioperi da Napoli a Venezia, da Torino a Monza. Collettivi di educatori stanno nascendo un po’ ovunque, altri sono attivi da anni come ad esempio gli Educatori Contro i Tagli di Casalecchio di Reno che tenendo una trasmissione tutti i martedì su Radio Kairos fungono da crocevia per le varie iniziative.

Roberto concorda sull’importanza di lavorare per avere voce in capitolo sugli appalti che come è noto sono sempre più al ribasso e nel contempo pretendono una alta qualità dei servizi erogati. Roberto aggiunge un’ altra criticità evidente del sistema degli appalti, ovvero di creare due tipologie di figura professionale educativa: una pagata fino a 300 euro in più perché dipendente direttamente dai comuni e una seconda con pari qualifica e pari competenze che raggiunge i mille euro al mese quando va bene.

Alla manifestazione era presente anche Rebecca del Punto San Precario di Torino che ha valutato molto positivamente la riuscita della giornata di ieri frutto del lavoro che in primis hanno fatto i lavoratori stessi. “Questa crediamo sia un grande risultato e un grande stimolo per andare avanti” dice Rebecca.

La giornata di ieri fa pensare che i lavoratori possano organizzarsi per far valere i propri diritti e così facendo dimostrare responsabilità e serietà non solo verso il proprio lavoro ma anche verso la comunità in cui si trovano ad operare.

Il corteo che ha avuto il suo concentramento alla stazione Porta Nuova si è concluso in piazza Palazzo di Città con la musica della Samba Band ( “ Più servizi e meno tunnel” questo il loro slogan urlato durante il corteo”). A loro si sono aggiunti alcuni operatori con i loro utenti, tutti muniti di pentole e coperchi per un rumorosa ma accordata festa finale.

Vogliamo chiudere l’articolo con questa immagine perché crediamo rappresenti bene ciò che ha voluto significare la giornata di ieri: la lotta per avere condizioni lavorative migliori ha senso solo se si inserisce nella trama di un racconto più ampio che ha come obiettivo una comunità di uomini e donne fondata sulla cooperazione e sulla condivisione dove i bisogni fondamentali di ognuno, bisogno di cultura, sanità, arte, casa e informazione devono e possono essere garantiti a tutti.

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